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Dott.ssa Veronica Rossi
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Si cambia per ispirazione o per disperazione

Si cambia per ispirazione o per disperazione

Si cambia per ispirazione o per disperazione

Tutti noi, prima o poi, viviamo un momento della vita dove prende il sopravvento l’arte di vegetare.

Non stiamo parlando di una catastrofe esistenziale, di quelle trame da tragedia greca in cui tutto va a rotoli e sei costretto a toccare il fondo. No, il fenomeno è molto più insidioso. È la classica situazione in cui non hai motivi reali o oggettivi per lamentarti, ma nemmeno qualcosa che ti faccia svegliare la mattina con l’entusiasmo in corpo.

È l'infelicità tiepida. Quel purgatorio quotidiano, quella terra di mezzo in cui la vita non fa abbastanza schifo da farti fare le valigie, ma non è nemmeno abbastanza bella da farti stare davvero bene. E la verità, è che da lì non ci si sposta con il buon senso, con la forza di volontà o con i soliti buoni propositi di inizio anno.

Per uscire dal torpore della terra di mezzo servono le forze estreme.

I due soli motori del cambiamento

La psiche umana è pigra per natura ed è programmata per il risparmio energetico: se una situazione è tollerabile, la mente cercherà sempre di adattarsi, preferendo un disagio noto a un’incertezza ignota.

Ci muoviamo davvero solo quando si attiva uno dei due veri motori del cambiamento. Non ci sono terze opzioni: o ti muove una visione, o ti crolla il pavimento sotto i piedi.

       [ L'ISPIRAZIONE ]
   (La visione che ti attrae)
               ▲
               │
      [ TERRA DI MEZZO ] ──► "Vegetare" nell'infelicità tiepida
               │
               ▼
      [ LA DISPERAZIONE ]
   (Il fuoco che ti spinge)

1. L’Ispirazione (e il potere dell'Insight)

L’ispirazione è la spinta poetica, quella che arriva dall'alto. È come trovarsi davanti a un dizionario pieno di parole bellissime e scoprire, all'improvviso, che esiste una lingua nuova che vorresti imparare a parlare.

In psicologia, questo momento coincide spesso con un insight: un’illuminazione improvvisa, una ristrutturazione cognitiva in cui le tessere del puzzle vanno a posto e vedi, nitidamente, un'alternativa migliore.

  • Incontri qualcuno e ti innamori della versione di te che emerge in sua presenza.

  • Leggi una frase, ascolti un'idea, e dentro di te scatta una scintilla.

  • Ti immagini in un altro luogo, in un altro lavoro o con un altro assetto emotivo, e quell'immagine diventa una calamita.

L'ispirazione ti attrae verso il futuro. È pulita, desiderabile, fotogenica. Ha solo un piccolo difetto: spesso tendiamo ad aspettarla all'infinito, scambiandola per una grazia divina che deve piovere dal cielo prima di muovere il primo passo.

2. La disperazione (la psicologia del "BASTA")

Quando l’ispirazione fallisce o tarda ad arrivare, tranquilli: ci pensa lei. La disperazione ha decisamente meno fascino, non si presta ai post motivazionali su Instagram, ma possiede un’efficacia terapeutica spietata.

È la psicologia del BASTA.

Non cambi perché hai trovato l'illuminazione zen o perché hai letto l'ultimo manuale di self-help. Cambi semplicemente perché il dolore di restare fermi ha superato la paura dell'ignoto.

  • È la fine di una tolleranza.

  • È il momento in cui la saturazione emotiva supera il livello accettabile.

  • È la goccia che fa traboccare un vaso che riempivi da anni facendo finta di niente.

La disperazione non ha tatto, non usa modi gentili, ma possiede il tempismo perfetto di un risveglio forzato. Rende il presente semplicemente intollerabile e ti toglie l'alibi dell'adattamento.

Il paradosso del cambiamento: tra il fuoco dietro e la luce davanti

Tendenzialmente si pensa che il cambiamento per "ispirazione" sia maturo, nobile, mentre cambiare per "disperazione" sia una sconfitta o un atto di debolezza.

Clinicamente parlando, è una solenne sciocchezza.

Nessuna delle due spinte è migliore dell’altra. Cambiare non è quasi mai un percorso pulito, lineare e aristocratico; è più spesso un paradosso un pò goffo in cui scappi via da ciò che ti fa male con gli occhi comunque fissi su ciò che ti ispira. Corri lontano dal fuoco che ti brucia le terga, sperando di intercettare la luce davanti.

L'unica cosa che conta davvero è che la macchina si metta in marcia.

E tu, da dove stai prendendo la spinta?

Se in questo periodo senti che la terra sotto i piedi trema, se avverti una strana irrequietezza o una rabbia sorda verso la solita routine, non spaventarti. Potrebbe non essere un crollo, ma semplicemente la tua "terra di mezzo" che si sta finalmente chiudendo per non lasciarti più vegetare.

Chiediti con sincerità: da cosa ti stai lasciando spingere oggi? Dalla luce che hai davanti o dal fuoco che ti brucia alle spalle?

In entrambi i casi, allacciati le scarpe e inizia a camminare.

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Dott.ssa Veronica Rossi — Psicologa e Sessuologa

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