
Cos'è la libertà?
La libertà non è solo fare quello che si vuole
Nell'immaginario comune, essere liberi significa non avere confini, regole o doveri. Ma la libertà è un'altra roba. La libertà non è anarchia, e non è nemmeno l'assenza di legami. La libertà, forse, ha molto più a che fare con una sensazione intima e viscerale: il sentire di poter scegliere.
Scegliere chi essere, come esprimersi, cosa desiderare, dove restare e — soprattutto — da cosa andare via. Significa poter mostrare le proprie parti autentiche senza doverle continuamente spiegare, giustificare o rendere "accettabili" agli occhi degli altri.
La trappola del personaggio (e la fatica di interpretarlo)
Nel mio lavoro da terapeuta vedo spesso che il malessere più profondo, quello che ti logora lentamente da dentro, nasce proprio lì: quando una persona sente di non avere scelta.
Non parliamo di grandi costrizioni fisiche, ma di quelle gabbie invisibili che ci costruiamo (o ci lasciamo costruire addosso) giorno dopo giorno. Succede quando senti di dover restare incastrato dentro un ruolo:
Il figlio perfetto che non dà problemi.
Il partner comprensivo che non si arrabbia mai.
L'amico sempre disponibile a discapito di sé.
Ci si ritrova a vestire i panni di un’immagine costruita magari anni prima, che all'inizio magari funzionava anche, ma che oggi non ci appartiene più. È un abito diventato troppo stretto, ma che continuiamo a indossare per paura di deludere il pubblico.
Da fuori, magari, quella vita sembra anche funzionare. È ordinata, instagrammabile, risponde a tutte le aspettative della società. Però dentro c’è una fatica enorme, quasi disumana: quella di abitare un’esistenza che non si è davvero scelta. È come recitare a soggetto su un copione scritto da qualcun altro, recitando ogni sera la stessa parte mentre l'anima vorrebbe solo scappare dal teatro.
Non servono infinite possibilità, ne basta una sola
Spesso si è portati a credere che la libertà coincida con il catalogo infinito delle opzioni: poter comprare tutto, fare tutto, andare ovunque. Ma l'eccesso di possibilità genera solo paralisi.
la vera libertà non avere infinite strade davanti, ma poter riconoscere almeno una possibilità autentica. Quella che, quando la guardi, ti fa respirare. È la capacità di fermarsi nel caos quotidiano, guardare una situazione e poter dire a voce chiara:
“Questa cosa mi somiglia.”
“Questa no, non fa per me.”
“Qui sento che posso restare.”
“Da qui, anche se fa male, devo andare via.”
“Questo desiderio è mio, e me lo tengo anche se non piace a tutti.”
Smettere di chiedere il permesso
C'è un grande malinteso che frena le persone dal fare questo salto: la paura che scegliere sé stessi significhi diventare egoisti, spietati o insensibili verso gli altri.
Mettiamo un punto fermo su questo: scegliere sé stessi non significa non tenere conto di chi ci circonda. Non è una dichiarazione di guerra al mondo. Significa, molto più semplicemente, smettere di "esistere"pur di essere accettati. Significa capire che se per far stare tranquilli gli altri dobbiamo cancellare noi stessi, allora quel contratto relazionale è difettoso in partenza.
Alla fine, la libertà è una cosa seria ma per nulla seriosa. È quel momento esatto in cui smetti di guardarti attorno per cercare l'approvazione del pubblico e capisci che puoi diventare te stesso senza dover chiedere continuamente il permesso a nessuno.
Dott.ssa Veronica Rossi — Psicologa e Sessuologa
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