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Dott.ssa Veronica Rossi
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Amerò solo quando sarò visto, non guardato.

Amerò solo quando sarò visto, non guardato.

Essere guardati vs. Essere visti (E perché il dizionario, a volte, mente)

Se prendiamo in mano un dizionario di lingua italiana e sfogliamo alla lettera G e alla lettera V, ci troviamo davanti a un bizzarro cortocircuito.

Grammaticalmente parlando, “guardare” è un’azione intenzionale, attiva, diretta. Decido di guardare qualcosa, ci punto gli occhi sopra. “Vedere”, al contrario, viene spesso descritto come un atto quasi passivo: percepire con la vista qualcosa che ci passa davanti, a volte persino per caso.

Eppure, nella grammatica dei sentimenti, le cose si ribaltano completamente.

Tutti noi sappiamo bene la differenza viscerale che c’è tra l’essere guardati e l’essere visti. E sappiamo che il primo si ferma alla superficie, mentre il secondo è uno dei bisogni umani più profondi, urgenti e complessi che ci portiamo dentro.

La trappola di essere “guardati”

Siamo costantemente sotto i riflettori delle aspettative altrui, delle storie su Instagram, dei ruoli sociali che ricopriamo ogni giorno: il professionista impeccabile, il partner sempre comprensivo, la persona forte che non crolla mai.

Essere guardati è facile. Basta mettere in piedi una bella scenografia, indossare la divisa giusta e recitare la parte.

Il problema è che si può essere guardati da centinaia di persone — colleghi, follower, conoscenti, persino dal proprio partner — e sentirsi comunque terribilmente soli. Perché chi guarda, spesso, si ferma al guscio. Guarda la carrozzeria, la performance, l’immagine che abbiamo costruito per sopravvivere nel mondo. Ma non entra.

La magia (e il terrore) di essere “visti”

Quando una persona dice "Voglio solo essere vista", non sta chiedendo attenzioni esterne. Sta chiedendo qualcosa di molto più intimo e rivoluzionario: sta chiedendo di essere capita, considerata e accolta per quello che è davvero.

Essere visti significa che qualcuno riesce a trapassare la tua corazza. Significa che guarda oltre il tuo "Va tutto bene", oltre la battuta ironica con cui schivi le domande scomode, oltre le tue difese. E vede:

  • La tua vulnerabilità, senza giudicarla.

  • I tuoi desideri, anche quelli che ti vergogni a pronunciare.

  • La tua fatica, senza la fretta di doverti per forza "aggiustare".

Essere visti è una sensazione bellissima, ma fa anche molta paura. Perché richiede di spogliarsi di tutte le maschere e accettare il rischio di mostrarsi nudi, con tutte le nostre crepe e le nostre contraddizioni.

"Ma questo, per te, cosa significa?"

Questo paradosso linguistico ci mostra una verità fondamentale della psicologia: le parole non hanno mai un significato neutro od oggettivo quando toccano la nostra vita emotiva.

Ogni parola che usiamo porta con sé un bagaglio personale fatto di ricordi, ferite, relazioni passate e bisogni inascoltati. Una parola che sul vocabolario ha una definizione precisa e sterile, dentro la testa di ognuno di noi assume una forma del tutto unica.

Ecco perché in terapia scatta immancabilmente quella famosa domanda: “Ma questo, per te, cosa significa?”

Quando un paziente mi dice "Non mi sento visto dal mio partner", la definizione del dizionario non ci serve a niente. Dobbiamo capire cosa significa "vedere" per quella specifica persona:

  • Per qualcuno, significa essere abbracciato quando è arrabbiato.

  • Per qualcun altro, significa che l'altro rispetti i suoi spazi di silenzio.

  • Per altri ancora, significa non doversi continuamente giustificare per le proprie fragilità.

Smontare il dizionario per ritrovare sé stessi

Capire la differenza tra guardare e vedere ci toglie da una grande illusione: quella che basti "fare presenza" per costruire un legame autentico.

Non abbiamo bisogno di un pubblico che ci guardi e ci applauda da lontano. Abbiamo bisogno di pochi sguardi capaci di fermarsi, di superare la superficie e di riconoscerci per quello che siamo. E, forse, abbiamo bisogno per primi di imparare a guardarci allo specchio non per controllare se siamo "a posto", ma per chiederci con sincerità: “Io, oggi, mi sto vedendo davvero?”

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Dott.ssa Veronica Rossi — Psicologa e Sessuologa

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