VERONICA ROSSI PSICOLOGA E MENTAL COACH

VERONICA 

ROSSI

Psicologa & Mental coach

Partiamo dalla domanda: meglio essere pessimisti o ottimisti? 

Diverse ricerche evidenziano una pluralità di benefici nell’essere ottimisti. Primo di tutti, una prospettiva di vita più lunga rispetto ai pessimisti. Questo perché l’ottimismo influenza positivamente il sistema immunitario, rinforzandolo aumentandone i leucociti (globuli bianchi). In seconda battuta, gli studi hanno messo in luce che gli ottimisti riescono ad ottenere maggior successo in diversi ambiti della vita; per esempio hanno relazioni interpersonali più positive, un lavoro più soddisfacente, e come quanto detto precedentemente, una salute migliore.

Il maggior successo delle persone ottimiste non è dato dalla fortuna, ma dal modo in cui valutano la realtà e di conseguenza agiscono.

Quindi...come fare per diventare ottimisti se non lo si è? La Prof.ssa Sonja Lyubomirsky nei suoi studi ha scoperto che l’ottimismo è solo per il 50% determinato da fattori genetici, per il restante, da apprendimenti.


 Se lo si può apprendere...lo si può modificare.


Come sostiene Martin Selligman, pioniere della psicologia positiva (ambito che si occupa di aumentare il benessere personale), per cambiare la vita occorre cambiare il pensiero. Tradotto, per diventare ottimista, devi cambiare i il modo in cui interpreti gli eventi. Psicologicamente parlando, l’interpretazione degli eventi è “Lo stile di attribuzione”.

L’ottimismo determina il modo in cui ci si spiegano successi ed insuccessi della vita, ma è altresì vero il contrario. Ottimismo e stile di attribuzione sono quindi uniti in una relazione bidirezionale.Secondo Selligman, ci sono tre parametri secondo i quali viene definito e misurato lo stile di attribuzione:

Personalizzazione: la tendenza ad attribuire un determinato esito o un determinato evento a cause imputabili a se stessi, oppure a cause esterne (agli altri e/o al fato). In questo caso si parla anche di “Locus of control” interno o esterno.


Permanenza: riguarda la stima temporale delle cause di un determinato evento, che possono essere permanenti (stabili e tendenzialmente non modificabili) o temporanee (relegabili ad una circostanza precisa e quindi, modificabili).


Pervasività: valutazione di un evento attribuendo le cause ad aspetti riguardanti la persona nella sua totalità (se stessi come individuo) o ad alcuni aspetti specifici del proprio se (caratteristiche di se stessi delimitate e specifiche).


Tra questi, la permanenza è il parametro più importante. Infatti, per esempio, se nel caso di un fallimento, le cause vengono valutate come permanenti, sarà difficile che vengano attuati dei comportamenti volti al cambiamento. Questo succede perché la persona sente di non poter avere il controllo della situazione e di non poter agire in alcun modo. Seligman identifica come ‘ottimiste’ quelle persone che attribuiscono gli eventi positivi:

a proprie caratteristiche → permanenti e durevoli → che riguardano la persona nella sua totalità.

Facciamo un esempio. Situazione: Vittoria ad una partita di tennis. L’ottimista spiegherà l’evento in questo modo: “Ho vinto la partita di tennis perché sono bravo e riesco sempre bene in ciò che decido di fare”. Il pensiero positivo si può costruire...allora, come fare per diventare persone ottimiste? Esisterebbero alcune indicazioni che nel corso degli anni, gli “studiosi dell’ottimismo” hanno indicato come buone regole per imparare ad avere una visione ottimistica. Le elencherò qui di seguito, prendine nota.

  • Impara a trovare “il lato positivo” ogni giorno di almeno una cosa. Prova ad esercitarti quotidianamente, in modo da farlo diventare un comportamento automatico , abituale. Ricordi? Non è tanto ciò succede a fare la differenza, ma il modo in cui lo interpreti.
  • Evita di pensare e ripensare troppo a qualcosa che non è andato secondo le tue aspettative.
  • Evita il confronto con gli altri.
  • Dedica più tempo alle attività che ti piacciono e alle relazioni interpersonali.
  • Impegnati il più possibile per ottener i tuoi obiettivi. 
  • Si perché il raggiungerli infonde ottimismo, ma anche autostima e valutazione positiva delle proprie capacità (senso di autoefficacia).
  • Impara a non dare troppa importanza agli eventi negativi. Lascia correre.
  • Prenditi cura di te...del tuo corpo, del tuo aspetto, della tua mente. 

Attenzione...Non è sempre positivo essere ottimisti. Secondo Martin Seligman è si utile essere ottimisti, ma nella giusta dose. È vero che il pessimismo può indurre a stati depressivi,è altresì vero che influenza negativamente lo stato di salute...ma avrebbe anche un ruolo adattivo. Cioè quello di farci “essere ragionevoli” valutando in maniera accurata e realistica gli eventi, correggendo così il possibile comportamento errato che si rischia di attuare con un eccessivo ottimismo.Ha quindi una funzione positiva: quella di moderatore.Selligman ritiene che il giusto ottimismo sia quello moderato. Quel tipo di ottimismo che si trova al centro del continum “Ottimismo ottuso” e “Pessimismo”.L’ ”Ottimismo ottuso” conosciuto anche come “Effetto Pollyanna”, è una modalità non realistica di valutazione della realtà, percependo e ricordando in maniera selettiva gli aspetti positivi delle situazioni, ignorando sistematicamente quelli negativi o problematici. L’esito è quello di comportarsi come se si stesse vivendo nel “Paradiso terrestre” .

Sia ottimisti che pessimisti contribuiscono alla nostra società. L’ottimista inventa l’aereo e il pessimista il paracadute. -Gil Stern